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Restauro e ottimizzazione giradischi a puleggia

 

 

Ho ormai all’attivo diversi interventi su giradischi a puleggia, sia per me che per amici e dunque reputo di avere una discreta esperienza relativamente ai  modelli da me trattati e cioè Garrard 301 /401 e Thorens TD124.

Sono un estimatore di queste macchine, non sarò io a decantare le loro doti poiché tanto è stato gia detto, mi limiterò a dire che oltre ad essere dei splendidi oggetti meccanici (sarebbe contro ogni logica di mercato produrli oggi…costerebbero una follia) suonano veramente magistralmente e con autorità, la trazione a puleggia conferisce loro un suono con molto senso del ritmo e pienezza, doti queste che è davvero difficile ritrovare in giradischi di produzione odierna.

I problemi da affrontare con tali macchine consistono sostanzialmente in un restauro e verifica delle condizioni generali della macchina nonché alla minimizzazione delle vibrazioni trasmesse dai possenti motori tramite l’uso di adeguate basi e accessori.


La cosa più importante da accertare nel momento dell’acquisto è l’assenza di giochi nel perno del piatto, infatti in tal caso esso sia eccessivo c’è poco da fare a meno di ricostruire le bronzine presso un officina meccanica di precisione; tale intervento non è banale poiché andrebbero conosciute le tolleranze dimensionali originali e usati i medesimi materiali e grado di rugosità superficiale.


Per quanto riguarda il cablaggio interno del giradischi, sostituisco sempre il condensatore anti-arco posto in parallelo all’interruttore di accensione, infatti mi è quasi sempre capitato di trovarlo con il dielettrico in perdita. Mi raccomando di usare sempre condensatori di classe X2, specifici  per tali applicazioni. Generalmente ricablo tutta la parte dell’alimentazione di rete, sia interna che esterna, con cavo di mia produzione isolato in teflon. Consiglio di sostituire questo cablaggio AC poiché gli anni hanno indubbiamente lasciato il segno sugli isolanti del cavo originale. Successivamente controllo che i motore non abbia spire in corto, dato riscontrabile misurando la resistenza in continua degli avvolgimenti e lubrifico e pulisco lo stesso.

Un importante controllo è la verifica del regolare funzionamento della sospensione a molle del motore il cui scopo è di disaccoppiarlo dallo chassis del giradischi. Infatti se una o più molle non lavorasse correttamente le copiose vibrazioni del motore si trasmetterebbero quasi integralmente al telaio del giradischi.

Spesso mi è capitato di dover registrare il freno magnetico in quanto esso penetrava o troppo, o troppo poco nel disco calettato al motore impedendo al giradischi di ruotare alla velocità corretta.

I plinth per queste macchine vengono realizzati da me con estrema cura e passione, sono massive in multistrato di betulla /faggio e nobilitate con impiallacciatura lucidata a gomma lacca. Potete leggere di questi plinth su una sezione apposita del sito.

Se tali giradischi vengono messi nelle condizioni di minimizzare i loro difetti possono restituire una musicalità di forte impatto emotivo, davvero coinvolgente e trascinante.

Per difetti intendo la tendenza che hanno a soffrire delle vibrazioni autogenerate in virtù dei potenti motori che li alimentano in connubio con la trasmissione del moto che avviene in maniera semirigida  (puleggia).


Perciò per minimizzare le vibrazioni, oltre ad un plinth massiccio in multistrato, consiglio di adottare accessori in carbon block od in legno armonico, in ordine di priorità:

  • Mat
  • shell
  • clamp

 

I bracci da me prediletti e che utilizzo, sia in virtù delle intrinseche qualità che per il buon connubio che secondo me hanno con i giradischi a puleggia,  sono :

  • Audio Tecnica ATP12T
  •  Audio Tecnica At1005II
  •  Dynavector DV 505 e 507

 

Non escludo che ne esistano di migliori , ma nella mia esperienza sono i migliori che ho provato, sono robustissimi e di facile regolazione. Un discorso diverso per il Dynavector, un po’ più caro e di difficile taratura. L’ATP12T, a differenza del nome che trae in inganno non poche persone, è un 10 pollici, il 16T, che so esistere di certo ma che non ho mai visto, è un 12 pollici. L’AT1005II è un 9 pollici.

 

Nella stragrande maggioranza dei casi uso l’ATP12T montato sul plinth tramite l’interposizione di una mattonella in carbon block o legno armonico di cocobolo. Il montaggio è spesso disaccoppiato con degli smorzatori in gomma e gli incrementi sonici che si riscontrano sono molto evidenti in tutti i parametri.

Il sistema di montaggio disaccoppiato è molto interessante, infatti tutto il braccio di lettura, essendo solidale con la grande basetta di grafite o legno armonico, vede dissipare  le microvibrazioni  interessanti il braccio e provenienti dall’ aria e dalla puntina. Il disaccoppiamento della basetta dal plinth  tramite gommini elastici, fa si che le vibrazioni provenienti dal tavolino e quelle non perfettamente assorbite dal plinth non riescano a entrare e dunque non disturbino il tracciamento del braccio.


Sugli Audio Technica ho  spesso implementato una modifica radicale che prevede la rimozione dell’attacco EIA e preparazione di uno shell in cocobolo di lunghezza maggiorata ( per rispettare l’overhang) e fissato rigidamente alla canna tramite due grani inox. il ricablaggio avviene con filo litz che va ad innestarsi direttamente sui pin della fonorivelatore, la canna viene internamente smorzata. Questa modifica consente un più rigido accoppiamento tra testina e braccio e soprattutto permette di eliminare i quattro contatti a pressione esistenti tra shell ed attacco EIA.

Particolarmente felice è l’accoppiamento tra ATP12T e la Denon DL103 con guscio in carbon block/cocobolo/ebano.




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