I Dharma 2 nel laboratorio Clinamen
Gli amplificatori IMA Clinamen Dharma 2 nascono da una mia convinzione molto precisa: negli amplificatori audio non è la quantità di watt a determinare il realismo, ma la qualità con cui il segnale a basso livello attraversa la macchina. Le microvariazioni con le quali il segnale puo’ “respirare” sono tutto. Se vengono sommerse da rumore, da accumuli energetici, retroazione o da interazioni interne, l’evento musicale perde credibilità, indipendentemente dalla potenza disponibile.
Da qui deriva l’intero impianto progettuale: ridurre sistematicamente ogni forma di interazione parassita. Non è una semplificazione, è una sottrazione controllata. Meno elementi correttivi disponibili significa più responsabilità nel modo in cui ogni singolo percorso è definito. Il lavoro si sposta quindi sulla scelta di componenti estremamente lineari e a basso rumore, sul layout, sulle masse, sulla disposizione fisica e sulla coerenza dei ritorni di corrente.
Vista dall'alto di uno dei due imponenti canali del Dharma 2
L’alimentazione segue questa logica fino in fondo. È realizzata come induttiva profonda: il filtraggio e la gestione energetica sono affidati principalmente all’induttanza, non a capacità elevate o a stabilizzazioni retroazionate. Questo comporta un’impedenza dinamica più alta, ma molto più lineare. Il risultato è un’alimentazione che non “spara” spurie di ricarica nello stadio audio, soprattutto alle alte frequenze, e che si comporta in modo inerziale e prevedibile sulle microvariazioni. Meno reattività artificiale, più stabilità reale.
Il layout delle masse viene trattato come parte integrante dell’architettura sonora dell’amplificatore. Nella maggior parte delle elettroniche audio la massa viene concepita come un unico piano condiviso, sufficientemente grande e sufficientemente conduttivo da minimizzare il rumore misurabile. Nei Dharma II invece le correnti dei vari stadi vengono separate, gerarchizzate e controllate affinché non si modulino reciprocamente. Ho denominato questo sistema con l'acronimo H.G.A. (Hierarchical Ground Architeture).
Il risultato percepibile non è soltanto un basso rumore di fondo, ma una qualità del silenzio profondamente diversa: nero infrastrumentale, microdinamica più leggibile, decadimenti armonici più naturali, maggiore focalizzazione spaziale e una sensazione di immobilità dello sfondo che permette alla musica di emergere senza tensione elettronica.
La valvola di ingresso è un pentodo "triodizzato" ad alta transconduttanza, che nel punto di lavoro scelto ha la bellezza di un guadagno pari a 76 volte ed una resistenza interna inferiore ai 3 Kohm. Questo si sposa per un accoppiamento con la griglia della finale a trasformatore interstadio 1:1, con nucleo EI al 49% Nichel. Usare un componente magnetico come accoppiamento tra gli stadi non è una moda ma assolutamente funzionale: isolamento galvanico, impedenze controllate e assenza di componenti reattivi. A questo si affiancano cablaggio in aria organizzato per funzioni separate e condensatori anodici in polipropilene, scelti per la loro stabilità dielettrica e per la ridotta tendenza alla memoria elettrica. L’obiettivo è sempre lo stesso: evitare che il circuito “ricordi” ciò che è passato prima, perché è lì che nasce la velatura.
Il Dharma 2 si distingue per il controllo del volume, realizzato induttivamente con un componente magnetico avvolto su nucleo nanocristallino e interfacciato a un commutatore ELMA a 24 posizioni.
La polarizzazione della 2 A 3 è realizzata non con l’economico e diffusissimo gruppo di RC di catodo , ma tramite un alimentatore indipendente, anche questo filtrato in maniera induttiva, che inietta la tensione di bias, attraverso il secondario del trasformatore interstadio, direttamente sulla griglia. Queste scelte massimizzano il trasferimento energetico e la neutralità timbrica della catena di amplificazione. La polarizzazione di bias puo' essere variata (da personale specializzato) tramite un potenziometro cermet da 2 Watt interno all'apparecchio.
Zona comando volume a 24 posizioni induttivo e controllo ingressi
La struttura meccanica è parte integrante del risultato. L’architettura separata e lo spazio fisico esteso non sono scelte scenografiche, ma strumenti per abbattere accoppiamenti indesiderati. Aumentare le distanze tra trasformatori, alimentazioni e stadi di segnale significa ridurre il rumore reale, quello che non sempre compare nei numeri ma che si manifesta chiaramente all’ascolto come assenza di fondo. È ciò che si percepisce come nero infrastrumentale: il foglio bianco sulla quale scrivere la partitura musicale.
Anche in questa ottica il telaio è stato costruito senza risparmio, usando alluminio da 4 mm per la struttura principale , tagliato laser e saldato TIG. Il fondo invece è da 5 mm, dove trovano posto i fregi delle "ff" e del nome dell'apparecchio. Anche i piedi sono realizzati in casa Clinamen: alluminio anticorodal anodizzato nero con sede inferiore per O-Ring.
Il fondo da 5 mm con la scritta DHARMA II e le "ff" di violino a scopo estetico/areazione
Particolare del relè temporizzato OMRON e della raddrizzatrice AZ1
In questo contesto si inserisce anche la tecnologia IMA, esclusiva Clinamen (Integrated Monoblock Amplifier): due monoblocchi completamente indipendenti, ciascuno con il proprio controllo di volume e selezione ingressi. La separazione fisica dei canali elimina alla radice le interferenze reciproche e consente un controllo del layout impossibile in un telaio unico. Il risultato è misurabile: 0,11 mV AC in uscita a ingressi cortocircuitati con valvole NOS selezionate — ma soprattutto è percepibile.

Il cablaggio in aria del Dharma 2 consente di ottenere un incredibile valore di 0,11 mV di rumore residuo con 2A3 selezionate
L’alimentazione è gestita nel rispetto reale delle valvole: sequenza temporizzata e rampa naturale della tensione anodica tramite il transitorio termico della raddrizzatrice a vuoto. Questo evita stress alle valvole di segnale e fenomeni come il cathode stripping, mantenendo stabilità nel tempo. L’unico stadio di stabilizzazione, è quello relativo alla polarizzazione della D3A: esso è realizzato in maniera molto naturale con un glow tube: la OD3. Questa stabilizzatrice a scarica ionica di gas da 150 volt è impiegata nei Dharma 2 in una configurazione atipica, con “resistenza pilota” che facilita l’innesco dell’arco ed il suo mantenimento, nonché un diodo che permette di usare un condensatore “reservoir” a valle della stessa per energizzare la D3A.
In secondo piano, a fuoco, la OD3W militare e la raddrizzatrice AZ1
Il retro del Dharma 2 con i quattro ingressi RCA CARDAS ed i binding post per il diffusore. Sull'altro lato la vaschetta VDE ed il cambio tensione 220/230Vac
Dharma 2 è quindi un oggetto solo apparentemente semplice. Due stadi, nessuna scorciatoia, nessuna sovrastruttura. Ma proprio per questo ogni dettaglio diventa determinante. È un amplificatore che non cerca di impressionare con parametri isolati, ma di mantenere intatta la trama del segnale lungo tutto il suo percorso.
Gli apparecchi sono stati oggetto di lunghe sessioni di ascolto per la taratura fine dei parametri musicali. Di fatto, non tutto è visibile all’oscilloscopio. L’orecchio umano, è ancora oggi, per fortuna, un sofisticato ed ineguagliato strumento di misura, poichè è collegato in via diretta con il nostro cervello: tramite attenti ascolti si possono percio’ tarare alla perfezione tutti gli elementi circuitali che la teoria e le misure avevano “sgrossato”.
Concludo con qualche nota estetica e curiosa: I Dharma 2 sono dotati di uno strumento frontale per monitorare la qualità della polarizzazione della 2 A 3: quando lo strumento è a fondo scala , la valvola è efficiente. La spia di accensione, sul frontale a sinistra, ha la possibilità di cambiare il colore, tramite sostituzione della gemma ( tre coppie fornite, altre disponibili su richiesta). La luce dello strumento e della spia di accensione sono rigorosamente ottenute con lampade ad incandescenza. Le scritte sull'amplificatore sono tutte in italiano )
Una frase per concludere: I Dharma 2 non sono costruiti per esibire, ma per manifestare. Dove ciò che emerge non è la macchina, ma la Musica, nella sua continuità, nelle sue sfumature, nel suo tempo, Naturale.
CARATTERISTICHE:
VALVOLE UTILIZZATE ( per un canale)